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Monolink e Friction Free Una rivoluzione firmata Selle Italia

04 lug 2011

Selle Italia l’ha chiamata “Monolink Experience” questa due giorni di lavoro e pedalate in cui ha coinvolto alcune delle testate più importanti di tutto il mondo. 

«Non voglio che la vediate come una presentazione di prodotto – ci aveva anticipato Ingrid Bordignon, Marketing Manager di Selle Italia – perché il prodotto è “solo” la conseguenza di uno studio che ci ha portato a rivedere molte convinzioni dei ciclisti in fatto di sella».

Nei due giorni in cui Selle Italia ha riunito i giornalisti di tutto il mondo ci sono state parecchie prove, diversi test (con protocollo scientifico) e un confronto diretto con il prof. Luca Bartoli, il responsabile del Selle Italia Lab e delle ricerche che hanno portato alla realizzazione delle selle Friction Free, e i tecnici di Selle Italia.

Le fotografie possono essere ingrandite cliccandoci su. Le immagini sono a grandezza naturale.

Un risultato importante

Prima di addentrarci nell’analisi prettamente tecnica degli studi e del lavoro effettuato vale la pena segnalare i risultati ottenuti: con un ciclista che procede a 90 pedalate al minuto ad una velocità di 38 chilometri orari è stata valutata una possibilità di risparmio di circa 0,7 Watt per ogni pedalata con un incremento delle prestazioni del quattro per cento. La riduzione di energia necessaria aumenta ancora di più negli ultimi venti gradi di movimento delle pedivella verso il punto morto inferiore. Questo perché le gambe hanno una libertà di movimento molto maggiore che con le selle tradizionali ottenendo anche un significativo miglioramento della posizione in sella.

 

Alcune immagini esplicative dei test effettuati presso il Selle Italia Lab ad Asolo, in provincia di Treviso

Lo studio del prof. Luca Bartoli

Il lavoro portato avanti dal Selle Italia Lab è stato basato su un approccio differente rispetto quanto affrontato in altri studi analoghi.

«Il nostro studio – spiega il prof. Bartoli – è partito dalla ricerca di un riferimento univoco da cui poter valutare la seduta sulla sella. Per questo motivo abbiamo analizzato le ossa del bacino misurandole direttamente dalle radiografie dei soggetti presi in considerazione. Ci siamo accorti che le punte ischiatiche non sono un punto anatomico identificabile per capire le dimensioni del bacino, ma dovevamo prendere un riferimento più alto: l’apertura delle ali iliache del bacino».

Nella radiografia sono evidenziate le ali iliache prese come riferimento per la misurazione del bacino.

«Il risultato è stato, per certi versi rivoluzionario: la media ottenuta dagli uomini presi in considerazione è stata di 168 millimetri, 160 per le donne e con un range di variazione molto più piccolo piccolo per le donne che per gli uomini. E in ogni caso il massimo della larghezza è sempre per gli uomini.

«Da qui abbiamo dedotto che non bisogna legare il concetto di dimensione del bacino al sesso, quanto, più semplicemente, alle dimensioni del soggetto. Tanto più grande sarà il fisico preso in considerazione, tanto maggiore risulterà il suo bacino, a prescindere dal sesso».

Appare subito interessante quanto espresso dal prof. Bartoli perché demolisce la teoria per cui le donne necessitino mediamente di selle più larghe.

«Tanto è vero – prosegue Bartoli – che spesso le donne si trovano meglio su una sella da uomo».

Studiando il punto di massima pressione delle ossa ischiatiche al Selle Italia Lab si sono resi conto di come la distanza tra i punti di massima pressione non corrisponda alla larghezza delle ossa ischiatiche.
«Per valutare questo parametro abbiamo fatto sedere il soggetto preso in considerazione su una pedana barometrica (in grado di rilevare le pressioni esercitate, ndr) in posizione curvata in avanti, non seduto come su una sedia. Altrimenti l’esposizione delle ossa ischiatiche è diversa.

«Lo standard è stato definito in 38-40 gradi dell’angolo alfa del bacino (non schiena) e in un angolo di flessione del ginocchio tra 15 e 20 gradi».

Da questa rilevazione è già possibile farsi un’idea del tipo di sella necessario e soprattutto sul tipo di misure su cui lavorare.

Al Selle Italia Lab, tuttavia, non è bastato solo definire quale fossero le parti di maggiore appoggio sulla sella. Occorreva stabilire anche quale fosse lo spazio effettivo per posizionare la sella senza dare fastidio al ciclista.

«Confrontando le foto di ciclisti di 15 anni fa con quelli di oggi abbiamo visto che sia gli amatori che i professionisti hanno aumentato notevolmente il volume delle cosce – spiega il prof. Bartoli - Strutturalmente le ossa non sono cambiate. Tuttavia dovevamo stabilire un riferimento che tenesse conto anche di questo parametro».

È stato così elaborato un indice chiamato “XQ”. Tiene conto della larghezza introcanterica, ossia di una misura facilmente rilevabile su tutti i soggetti perché non inficiata dalla presenza di tessuto adiposo anche in soggetti in sovrappeso.

Ecco i riferimenti per la misurazione del bacino.

Senza scendere in dettagli matematici possiamo dire che l’indice XQ mette in relazione la larghezza introcanterica con la circonferenza delle cosce con l’angolo Q. Questo è definito tra il femore e la verticale passante per la rotula.

La definizione dell’indice XQ ha permesso di stabilire un limite al di sotto del quale le selle standard creano difficoltà al passaggio delle cosce.

L'angolo Q risulta più aperto (mediamente) nelle donne.

Dai calcoli è stato definito un numero guida per l’indice: 3,72. Gli individui al di sopra di questo indice possono utilizzare una sella tradizionale, chi si trova al di sotto ha necessità di qualcosa di diverso.

«Il dato clamoroso – spiega il prof. Bartoli – è che su 1500 test effettuati abbiamo rilevato che l’85 per cento degli individui ha un indice inferiore a 3,72 ecco quindi che entra in gioco Selle Italia Lab per studiare qualcosa di diverso.

Friction Free

La modifica più logica allo scafo della sella è la definizione di un modello più rastremato che favorisce anche un migliore passaggio del sangue oltre che risultare meccanicamente più efficace.

Inoltre va analizzata anche la rotazione del bacino che si riflette direttamente sull’appoggio sulla sella. Il rachide (inteso come la colonna vertebrale che dà l’inclinazione della schiena) ruota in maniera indipendente dalle ossa del bacino e, come mettono in luce dal Selle Italia Lab, spesso nelle raffigurazioni schematiche del ciclista non si tiene conto dell'articolazione sacro-vertebrale. Per definire la sella serve l’inclinazione del bacino poiché, ruotando questo, la distanza tra le ossa si restringe.

Quanto si pensa all'inclinazione del busto sulla bicicletta occorre tenere conto dello snodo tra bacino e colonna vertebrale.

È da questi studi che Selle Italia ha elaborato il disegno Friction Free. Lo scafo è stato assottigliato molto spostando indietro l’allargamento dell’appoggio su cui va a concentrarsi il peso del ciclista. Sulla sella Friction Free, quindi, si sposta la concentrazione del peso sulla parte posteriore «Che è quella dove il corpo umano è naturalmente fatto per appoggiare - Spiega ancora il prof. Bartoli - In questo modo ci si può appoggiare in posizione sufficientemente arretrata senza avere l’impedimento meccanico della larghezza della sella al movimento delle gambe».

Le differenti pressioni di appoggio su una sella tradizionale e una Friction Free.

Monolink

Dal nuovo disegno di scafo è nato il problema della larghezza del reggisella che avrebbe superato i limiti stessi della sella andando, quindi, a sfregare sulle cosce. Ecco quindi arrivare alla soluzione Monolink (di cui avevamo già accennato lo scorso anno ma che solo ora Selle Italia svela tutte le potenzialità).

La riduzione del telaio della sella ad una struttura unica, robusta e compatta nell’aggancio con il reggisella lascia una libertà di movimento maggiore senza il rischio di sfregamenti anomali con le cosce.
Inoltre il progetto Monolink permette una maggiore escursione di arretramento (+10 millimetri) della sella e di avanzamento (+25 millimetri) rispetto alle selle con telaio tradizionale.

Il test

In laboratorio

Tutto quanto detto fino ad ora trova il supporto in prove di laboratorio con riscontro oggettivo.

Prima di tutto è stato definito un protocollo che potesse mettere in evidenza, senza rischio di errori di valutazione, il differente rendimento con una sella tradizionale rispetto ad una Friction Free.

La prova prevede il montaggio della bicicletta su un rullo dotato di resistenza a controllo elettronico per consentire la gestione automatica della forza da applicare in base ai valori cardiaci presi direttamente dal rilevatore cardiaco sul ciclista.

Dopo una prima fase di riscaldamento la resistenza viene fatta aumentare lentamente fino al raggiungimento della frequenza cardiaca di regime stabilita (mediante un semplice calcolo matematico). Perché il sistema possa valutare la differenza di potenza necessaria è importante che il ciclista pedali sempre alla stessa velocità e alla stessa cadenza (mantenendo, quindi, lo stesso rapporto).

Nella terza fase il sistema regola la potenza del rullo per mantenere costante la frequenza cardiaca del ciclista. È in questa terza fase che si rileva la potenza vera e propria espressa e si può quindi fare il confronto tra l’adozione di una sella tradizionale e un modello Friction Free.

I risultati

Nelle prove fatte in laboratorio si è ottenuto un risultato interessante in termini di performance. I numeri dichiarati da Selle Italia parlano di una performance migliorata del 4 per cento, come detto in apertura, ma è soprattutto evidente il dato della potenza espresso durante i test fatti anche nella due giorni di prove ad Asolo, in provincia di Treviso, direttamente nella base operativa di Selle Italia. I sei giornalisti (quindi pedalatori normali, non campioni – anche se un paio hanno valori atletici decisamente al di sopra della media) hanno evidenziato un vantaggio fino a 35 Watt in più rispetto alla sella tradizionale. Per dovere di cronaca va detto che per un soggetto il vantaggio è stato di solo un Watt «Ma in questo caso – interviene Luca Bartoli – era prevedibile, visto che il ciclista preso in esame ha un indice XQ superiore al 3,72 che abbiamo stabilito come determinante per preferire la sella Friction Free rispetto ad una tradizionale».

Le prove sono state effettuate con sella tradizionale o Friction Free in modo random, cioè senza fare sempre prima l’una o poi l’altra, proprio per avere un risultato ancora più attendibile (ed escludere eventuali vizi).

Nell'immagine qui sopra il risultato del test di José Hermida. È evidente il miglior rendimento con la sella Friction Free. Da notare come per i biker l'andamento del test richieda una notevole potenza iniziale per far alzare il battito cardiaco. È una caratteristica comune a chi fa fuoristrada, hanno spiegato dal Selle Italia Lab.

Su strada

Al momento dell’arrivo in azienda la nostra bicicletta è stata presa in consegna dai tecnici Selle Italia per far montare il sistema Friction Free. Quando ci è stata restituita la prima impressione è stata di trovarsi con una sella decisamente avanzata nella posizione.

«È normale – ci hanno spiegato – perché l’appoggio sulla sella è più arretrato rispetto ad un modello standard, quindi è necessario avanzarla per mantenere lo stesso angolo di pedalata».

Il riferimento preso per la posizione della sella è il punto in cui la larghezza della sella arriva a 70 millimetri. La sella, quindi, deve essere montata valutando l’arretramento di questo punto (che deve rimanere identico).

Poi in sella a pedalare.
La differenza si nota. L’appoggio concentrato sulla parte posteriore, quindi molto di più a carico delle ossa ischiatiche dà un affaticamento iniziale cui occorre abituarsi. Nel nostro caso si è rivelato necessario anche abbassare il piano della sella di qualche millimetro rispetto all’impostazione tradizionale.

D’altra parte i tecnici di Selle Italia ci avevano messo in guardia riguardo a questo. Ci vuole qualche uscita per adattarsi perfettamente alla nuova sella. Superato questa prima difficoltà la libertà di movimento è diventata una sensazione evidente (e confermata dalle successive uscite anche al termine del meeting stampa). Così pure come la maggiore stabilità sulla sella. Si tende meno a spostarsi lungo la lunghezza dell’appoggio.

La seduta appare decisamente arretrata tanto che a vedere pedalare un ciclista con la nuova sella sembra che sia in posizione errata perché il sedere fuoriesce parecchio dalla sella.

E la parte anteriore? Visto la minore pressione che si esercita su di questa qualcuno ha ipotizzato addirittura che si possa tagliare via. «In realtà non è così – precisa Bartoli – perché questa parte ha comunque una valenza nella stabilità della bicicletta poiché aiuta a direzionarla. Con una sella Friction Free, però, diventa meno influente l’inclinazione della sella. Una variazione di pochi gradi non è più determinante come su altre selle in cui la parte anteriore deve sostenere comunque una buona percentuale del peso».

 

Alcuni test effettuati sulle selle per provarne resistenza e robustezza. Non solo dei materiali, ma anche delle grafiche.

Sul mercato

Selle Italia ha ovviamente coperto da brevetto le sue elaborazioni tecniche, ma permette ai costruttori di accessori la realizzazione di reggisella adatti al sistema Monolink. «Il nostro interesse è vendere le selle e dare la possibilità a tutti di utilizzare il Friction Free al massimo delle sue potenzialità – spiegano da Selle Italia – e la grande varietà di reggisella che ci sono attualmente sul mercato non deve essere un freno al miglioramento che abbiamo reso possibile».

Il reggisella Monolink viene proposto da Selle Italia con diverse lunghezze e con diamentri da 31,6 millimetri oppure da 27,2. Già alcuni costruttori hanno iniziato a produrre reggisella speciali per le loro bicicletta (ad es. Orbea) ed altri ne stanno arrivando.

Per quanto riguarda le Selle, al momento, Selle Italia propone la Slr nella versione classica che vedete in queste foto, oppure nella soluzione Monolink Flow dotata di foro centrale. Ma certo, si tratta solo dell’inizio.

Lo studio sulla posizione in bicicletta parte dalla sella, ma inevitabilmente coinvolge tanti altri componenti e progetti per cui tutto fa pensare che presto le novità da Selle Italia andranno anche oltre le selle.

Ulteriori informazioni su www.selleitalia.com

L'aggancio del reggisella non fuoriesce dalla linea dello scafo della Slr Monolink Friction Free.

Giuseppe Bigolin a colloquio con alcuni giornalista durante i due giorni dedicati alla stampa.

Il montaggio della selle Slr Friction Free.

La raccolta dei dati da parte del prof. Luca Bartoli prima del test.

La posizione appare piuttosto arretrata sulla sella. Per questo è opportuno tenere l'appoggio più avanzato che con una sella tradizionale.

La rilevazione delle zone di pressione sulla sella. Sotto il risultato grafico di un test: in rosso le zone con maggiore pressione.

Come si vede nell'immagine sulla destra, la sella Friction Free concentra l'appoggio nella zona che il Selle Italia Lab è evidenziato come migliore per sopportare il peso del ciclista. Le ossa ischiatiche, quelle che normalmente si appoggiano quando ci si siede.

La sovrapposizione dei due disegni di una sella SLR tradizionale (in rosso) e la SLR Friction Free (in verde) mette in evidenza la forma differente e il maggiore avanzamento della sella verde ponendo come costante la posizione dove la larghezza della sella è a 70 millimetri (il riferimento millimetrato sotto è solo indicativo).