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Una bici per il fuoristrada

02 feb 2010

Avete voglia di pedalare su strade sterrate ma senza rivolgervi necessariamente ad una bici da ciclocross? Leggete qui.

La pedalata in fuoristrada è vista come il fumo negli occhi dagli estimatori della bici da corsa. Sporcare di fango una “specialissima” può capitare con la pioggia, ma andarselo a cercare nel fondo stradale, il fango, suona quasi come una bestemmia.

Ma il gusto di pedalare su strade che evocano il ciclismo eroico è tornato in parecchi appassionati ed è utile affrontare la questione come si deve. D'altra parte non è un caso se la Parigi Roubaix viene definita un inferno. Ora poi c'è pure l'Eroica che inizia a prendere piede dalle nostre parti.

La bici per lo sterrato si deve adattare al fondo tutt'altro che liscio e, anzi, piuttosto insidioso, dello sterrato. Ma non serve pensare a rivoluzioni totali.

Iniziamo col chiarire, comunque, che si parla di strade sterrate comunque non troppo dissestate, non devono essere sentieri da Cross Country per intenderci. D'altra parte le mountain bike cosa ci sarebbero a fare?

Torniamo alla nostra specialissima.

L'insegnamento cui ispirarci è proprio la Parigi Roubaix dei professionisti. Le biciclette vengono preparate appositamente per l'occasione e per sostenere un impegno che stressa gli atleti ma massacra anche i mezzi meccanici sollecitandone tutte le strutture. Dal telaio al manubrio, alle ruote, non c'è parte che non risenta di un fondo stradale molto dissestato.

Ruote e coperture
Partiamo, nella nostra analisi, dal basso. Gomme e ruote sono i primi componenti che ricevono le sollecitazioni dal terreno. E dalla loro capacità di assorbire gli urti dipende la resa di tutta la bici e la comodità del ciclista.

La sezione delle coperture deve essere abbondante. Misure troppo strette sono vietate sia per i tubolari che per i copertoncini. La scelta dei copertoncini, in questo caso, non è da considerarsi ottimale. Al di là dei convincimenti personali su scorrevolezza e tenuta, i copertoncini portano con sé il rischio di pizzicature. La camera d'aria rimane incastrata sulle sconnessioni del terreno con la spalla del cerchio che rischia di ghigliottinarla al primo scalino più deciso. Il rischio di pizzicatura esiste anche con i tubolari, ma decisamente meno.

Una sezione più generosa, poi, permette anche una tenuta migliore e un po' di versatilità in più nel caso di condizioni atmosferiche incerte.

Se le dimensioni del telaio lo permettono sarebbero ideali coperture da ciclocross, considerate che ce ne sono anche di più sottili rispetto alle classiche misure piuttosto larghe (che quindi richiedono un telaio apposito).

Il battistrada tacchettato permetterà una presa migliore visto che i tasselli penetrano nel terreno assicurando tenuta migliore di una semislick.

La pressione
Nel gonfiaggio ci si deve regolare in base alle caratteristiche del terreno ma va preso in considerazione anche il peso del ciclista. Bisogna trovare il giusto compromesso per evitare il più possibile che l'impatto con le asperità possa scaricarsi direttamente sul cerchio. La giusta pressione delle gomme porta anche ad avere la sicurezza necessaria nella guida. Trovare la giusta pressione significa anche ottenere il massimo dell'aderenza possibile per gomme e condizioni determinate. Ovviamente bisogna ricordare che la qualità della copertura influisce sul rendimento e sulla pressione necessaria per il gonfiaggio.

I cerchi è bene che siano a basso profilo. Un modello alto in questo caso darebbe troppi problemi di tenuta. Il basso profilo, in definitiva, risulta anche meno scomodo perché assorbe di più le vibrazioni che finirebbero sulla schiena del ciclista oltre che sulla bicicletta.

Le ruote a basso profilo si può scegliere di farsele assemblare ad hoc per avere il massimo della personalizzazione.

Per assemblare ruote più elastiche si lavora sull’incrocio dei raggi, aumentando la tangenza con la flangia del mozzo. In questo modo le vibrazioni hanno una superficie maggiore di raggio su cui distribuirsi e verranno trasmesse al mozzo in maniera meno diretta. Piuttosto conviene orientarsi su raggi robusti in grado di resistere agli urti continui. Due millimetri di diametro dovrebbero bastare, magari anche con un montaggio da trentasei o da quaranta (per la ruota posteriore), ma è meglio avere sempre in tasca il tiraraggi. Qui più che mai conviene montare ruote già ben collaudate e dunque assestate in modo da non trovarsi sul più bello col cerchio che tocca il pattino del freno.

Sui mozzi non c’è molto da dire, la loro robustezza è scontata, prima di partire bisogna essere certi della loro efficienza e, nel caso di modelli con sfere e coni, conviene che siano registrati alla perfezione perché l’usura in fuoristrada aumenta in maniera esponenziale, specialmente se ci sono già in partenza giochi anomali.

 
Bici da ciclocross. Si può prendere spunto da queste per adattare la propria specialissima al fango

Il telaio
Per il telaio il discorso si fa più semplice, ma volendo anche più complicato. Nel primo caso perché difficilmente andremo a prevedere un telaio apposito per una o comunque rare occasioni. Sulla sua robustezza non si discute. Piuttosto sarà vantaggiosa una geometria un po’ allungata e meno nervosa.

Chi vuole allestire una bici da fuoristrada con un telaio dedicato può pensare a cercare qualche vecchio telaio in acciaio. Usati, oppure nuovi nei negozi, ma rimasti invenduti da tanti anni, si possono trovare a prezzi veramente favorevoli (attorno ai cento euro, comprensivi di forcella) e magari anche con una geometria più consona al fuoristrada.

E se la forcella...
Per chi volesse esagerare si possono prendere in considerazione anche le forcelle ammortizzate.

Sull’onda fuoristradistica diversi produttori di sospensioni per mountain bike ne hanno realizzate anche per normali bici da corsa. Si tratta di forcelle che non gravano troppo sul peso totale della bici (certo chi fa il conto della vite in Ergal o in acciaio storcerà un po’ il naso) ma il vantaggio c’è tutto. La possibilità di bloccare la sospensione quando non serve adatta poi la bicicletta ad ogni occasione. Poi c’è chi si è inventato attacchi manubrio ammortizzati e altri che più semplicemente mettono la gommapiuma sotto il nastro del manubrio (come i corridori della Roubaix, appunto). I meccanici dei pro’ utilizzano anche le strisce di gomma, quelle che in inverno servono a chiudere le fessure delle finestre. Un rimedio semplice ma molto efficace.

La sella
La sella naturalmente converrebbe fosse morbida, ma è meglio non improvvisare sostituzioni azzardate con modelli che alla fine rischiano di risultare scomodi per altri motivi e mancanza di adattamento.

Siamo pronti a uscire allora?
Un ultimo consiglio pratico.
Sullo sterrato, e sui fondi impervi conviene pedalare tenendo un rapporto leggermente più lungo, andando troppo agili si rischia infatti di accentuare i saltellamenti della bici. Il discorso però si inverte se ci si trova in salita. Qui infatti la ruota motrice tende a slittare e il rapporto deve assecondare oltre la pendenza anche la strada.


I freni cantilever sono tipici del Ciclocross perché permettono più pulizia quando c'è fango


Un passacavo artigianale. Permette di adattare un telaio standard ai freni cantilever. Ovviamente ci vuole comunque una forcella dedicata.

(© Photo courtesy of giodacycling.com)


Questa idea è facile da rubare invece: pedali da mtb su una bici da corsa. Così si possono usare gli scarpini adatti allo sterrato


E alla fine non dimentichiamoci una bella pulizia



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