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Specialized, Nibali, pista e telemetria. Un lavoro spaziale per migliorare a cronometro

26 gen 2013

Prendete un corridore che vuole migliorare a cronometro. Uno che già va forte, ma di fronte agli specialisti, fino ad ora, si è inchinato. Mettetelo nelle mani di uno degli staff più specializzati al mondo nel posizionamento in bicicletta. Poi aspettate e vedete che succede.

Siamo ancora nelle prime fasi, ma il lavoro di Vincenzo Nibali sulla posizione da crono è partito da... Milano. È qui che c'è la filiale Specialized Italia, dove, in una fredda mattina di gennaio, si è cominciato a lavorare sulla posizione del corridore siciliano. Uno che a cronometro se la cava, ma che si rende conto che per essere competitivo nei grandi giri ci vuole qualcosa di più. Bisogna perfezionare tutto.

Eccolo allora, al lavoro con lo staff Specialized in una due giorni di pedalate, tante, sui rulli e in pista. Prima osservato da telecamere fisse, poi da una telemetria speciale che ha messo in comunicazione diretta l'Italia con l'America, la Specialized Shiv TT (la bicicletta da cronometro) di Vincenzo con i computer di Morgan Hill, California . Roba da primi della classe. Roba per chi punta in alto.

Il team italiano era guidato da Sean Madsen e Silvio Coatto, i due esperti di Body Geometry Fit, la scienza messa a punto da Specialized per il posizionamento in bicicletta.

La descrizione del lavoro fatto da parte di Simone Toccafondi e Marco Cislaghi, di Specialized e, infine, dello stesso Vincenzo Nibali.

Il test

La preparazione preliminare ha visto un'analisi accurata di Nibali da parte di Sean Madsen. Il primo approccio alla Body Geometry Fit serve a capire l'elasticità dell'atleta, inserendone le informazioni rilevate nel sistema da cui poi partiranno tutti i riferimenti. Prove da fermo misurando angoli e postura. Poi si sale in bici, sotto l'occhio dagli esperti, ma soprattutto dalle telecamere. E inizia il lavoro vero e proprio.

«Non avevo mai fatto delle prove così accurate – ci ha detto poi Nibali – e non immaginavo un'attenzione di questo tipo. Maniacale davvero. E mi piace».

Il corridore ha provato diverse posizioni nel laboratorio attrezzato a Milano e, con l'aiuto del meccanico della sua squadra e sotto l'occhio attento di Giuseppe Martinelli, il direttore sportivo dell'Astana, ha accorciato ed alzato leggermente la posizione, avvicinando il manubrio e tirandolo un po' più su di quanto non fosse in precedenza.

Le sequenze di test successivi hanno confermato la bontà di questa modifica. «La posizione troppo allungata evidentemente non era la più comoda – spiegava Silvio Coatto – perché faceva stare l'atleta rigido arcuando maggiormente la schiena. Il nuovo appoggio ha portato subito un miglioramento evidente: è più rilassato e, con le braccia vicine al corpo, si distende con naturalezza diventando più aerodinamico». Sembra un paradosso, ma non è la prima volta che la Body Geometry Fit arriva a migliorare l'aerodinamicità dei corridori (si veda, in proposito l'articolo relativo ai test con la Saxo Bank effettuati da Andy Pruitt, uno degli inventori della Body Geometry Fit).

Due giorni, tante posizioni

Nella prima fase di prove sono state definite alcune posizioni differenti che, nella giornata successiva, sono state riportate in pista, con un'altra serie di test effettuati presso il velodromo di Montichiari, in provincia di Brescia. Qui la novità del lavoro è stata pressoché assoluta. Nibali è salito in pista con il lavoro fatto nel giorno precedente e partendo dalla posizione più bassa. E poi via via a provare tutte le altre. D'altra parte Simone Toccafondi, l'uomo che tiene i rapporti tra la squadra e il marchio americano che lo aveva anticipato: «Non ci aspettiamo di trovare subito la posizione definitiva di Vincenzo, ma selezionarne alcune per poter consentire al corridore di fare prove successivamente, anche durante la stagione».

E intanto Nibali ha sistemato, e continua a sistemare e a provare la posizione anche su strada. Sulla sua Specialized SL4 per le gare su strada ha voluto montare la forcella con rake da 45 millimetri (quella prevista per i telai di più piccola taglia, nella sua misura sarebbe prevista la forcella con rake da 43 millimetri). E non si fa problemi se c'è da spostarsi: «Non mi dà fastidio cambiare posizione – ci ha spiegato – anche se si tratta di modifiche importanti, tanto più se poi sono efficaci e mi ci trovo meglio».

Gira gira... la telemetria

Un lavoro meticoloso anche su pista seguendo un protocollo molto preciso. Prima riscaldamento e poi a seguire i test veri e propri: un giro a 30 all'ora, poi a 40, 45 e 50, aumentando costantemente, senza strappare e la tecnologia a seguire.

Sì, perché il test di Nibali in pista è stato ipertecnologico e, come abbiamo detto in apertura, seguito costantemente e in tempo reale anche dalla sede centrale di Specialized, in California.

Sulla bicicletta di Nibali erano montati diversi strumenti, dal contachilometri al rilevatore di potenza ma anche uno speciale sensore che puntava dritto alla testa di Vincenzo. Serviva a verificare la posizione della testa: perché il test potesse essere ritenuto valido, Nibali doveva stare fermo con la testa. Un movimento in più e il casco aerodinamico avrebbe rotto il flusso dell'aria incidendo sulla precisione delle altre rilevazioni.

Non mancava neppure il rilevatore di potenza, fornito da SRM. Tutti i questi dati rilevati sono stati fatti convogliare in una Bbox applicata sotto la sella e in gradi di trasmettere “a terra” e poi fino in California i dati in tempo reale. Una vera e propria telemetria messa a punto dalla divisione S-Racing con consulenti d'eccezione del calibro di Jarno Trulli, Gianni Sala e Matteo Flamini. L'esperienza direttamente dalla Formula 1 (“e soprattutto Trulli è molto utile perché è un meticoloso pazzesco, già da quando era in Formula 1” ci ha confidato qualcuno dello staff).

Quattro ore di test

Un lavoro lungo e di precisione fatto di giri, soste, discussioni, prove e poi, per finire, la ripetizione del test iniziale per verificare la costanza dei dati: se qualcosa fosse cambiato tra le due prove, nelle stesse condizioni, sarebbe stato da rivedere tutto il lavoro fatto.

Al test ha partecipato anche un altro corridore. Ha lavorato un po' nell'ombra visti i riflettori puntati sull'italiano, ma è uno da tenere d'occhio: Jakob Fuglsang, cognome complicato ma classe cristallina. Anche per lui lo stesso lavoro se pur con qualche obiettivo in meno a fotografarlo. Ma segnatevi (con cura) il nome del campione danese. Potrebbe regalare al team Astana qualche bella soddisfazione, e il DS Giuseppe Martinelli sorrideva soddisfatto.

Com'è andata a finire

È ancora Simone Toccafondi che ci ha dato un quadro finale del lavoro effettuato in questi due giorni così intensi: «Non abbiamo ancora definito una posizione ideale per Nibali a cronometro. Di fatto abbiamo raccolto una quantità enorme di dati, anche per quanto riguarda i materiali. Poi ci sarà da lavorare ancora con test durante la stagione».

«Magari prima del Giro d'Italia facciamo altre prove» aveva accennato Vincenzo Nibali ai tecnici. E la risposta è stata molto chiara.

«Prima del Giro? Ma noi ti aspettiamo qui già a febbraio...».
L'inverno del corridore cambia (leggete l'articolo su Cycle!)

Pochi giorni dopo questi test, Nibali è volato in Argentina a disputare il Tour de San Luis. E nella cronometro si è messo dietro anche tal Alberto Contador. Ok, non sono queste le gare che contano e probabilmente neppure troppo significative. Ma se il buonfgiorno si vede dal mattino...

Guido Rubino (foto Guido Rubino e Lorenzo de Simone)

In queste immagini il lavoro fatto nella sede Specialized con Sean Madsen e Silvio Coatto. Sotto, la giornata in pista sotto l'occhio attento dell'ex pilota di Formula 1 Jarno Trulli.