Le certificazioni EN sono sicurezza per i consumatori
Le certificazioni EN sono sicurezza per i consumatori
25 nov 2011

Quando parliamo di biciclette sicure pensiamo ai controlli da fare periodicamente, agli incidenti, e a tutte le verifiche necessarie perché il mezzo sia sempre in efficienza.
Ma siamo già avanti.
Le biciclette sicure nascono a monte, in fase di produzione. Ed è su questo punto che l’Ancma ha voluto porre l’accento lo scorso 23 novembre 2011 in una riunione tenutasi con gli industriali del settore nella sede milanese. Moreno Fioravanti ha messo in guardia sul fatto che: «In Italia non c’è ancora una legge che obbliga a vendere biciclette e componenti a normativa EN. Ovviamente è consigliato, ma ognuno si comporta secondo coscienza. In altri paesi europei, la Francia ad esempio, non è così. E non può essere venduto nulla che non sia regolarmente certificato».
Per chi non lo sapesse a livello europeo sono stati approvati dei protocolli di controllo sulle biciclette e sulle parti di bicicletta che sottostanno a precisi test di fatica, di rottura e di sicurezza in generale. Chiaro che un prodotto che ha passato questi test offra al consumatore una garanzia non solo di sicurezza ma anche sulle modalità di lavorazione. Si parla anche di trattamenti finali, quali la verniciatura, ma si parte proprio dalla scelta dei materiali che devono corrispondere a determinate caratteristiche per non risultare tossici.
Nella foto, Moreno Fioravanti di Ancma
Il fatto che in Italia non ci sia un obbligo a vendere prodotti certificati significa che nei negozi si può, potenzialmente, trovare di tutto o quasi (vale comunque il rispetto del marchio CE, non è la giungla), ma le normative EN sono messe a punto proprio per garantire la sicurezza delle biciclette.
Queste normative, ovviamente, le conoscono tutti i produttori, ma quanti negozianti e, soprattutto, clienti finali le conoscono?
Il discorso è attuale più che mai soprattutto se si pensa a certi prodotti che si possono acquistare via internet, ma anche a biciclette e componenti che alcuni negozianti (non tanti, per fortuna) comprano a prezzi stracciati on line da rivenditori orientali molto aggressivi nel prezzo. Va tutto bene finché non capita una rottura. A quel punto, senza certificazioni, le assicurazioni se ne lavano le mani e chi vende ha responsabilità diretta. Ma anche il produttore che non fa certificare i propri telai e componenti.
Le normative europee sono diversificate al seconda del tipo di bicicletta cui si rivolgono. I nominativi di riferimento sono i seguenti:
- Biciclette da corsa EN 14781
- Mountain bike EN 14766
- Biciclette da città e trekking EN 14764
- Biciclette da bambino EN 14765
NB: non pubblichiamo in questa sede i testi delle varie normative che, comunque, sono disponibili su internet con una semplice ricerca da qualsiasi motore.
Nelle varie indicazioni vengono specificate modalità e tipologie dei test che devono essere eseguiti per poter certificare una bicicletta.
Alcune aziende, tra le più grandi, eseguono direttamente in casa questi test con un laboratorio interno dotato di macchinari in grado di riprodurre tutte le sollecitazioni necessarie. È un modo più rapido per testare la propria produzione ma anche i materiali di importazione prima di portarli agli enti certificatori che ufficializzano il tutto. Il costo non è affatto eccessivo, ma certamente ripagato dai sonni tranquilli, oltre che dalla sicurezza dell’acquirente.
Alla fine dei conti è proprio l’acquirente l’anello debole della situazione. Chi si preoccupa mai di chiedere le certificazioni sui prodotti in vendita?
Normale: si dà per scontato che sia tutto in regola altrimenti la merce non sarebbe in negozio. Ma quanti acquirenti sanno di questa normativa non obbligatoria che è un’assicurazione in più? Non è legge obbligatoria, d'accordo (e visto che altrove lo è...) ma quando ci interroghiamo sulla qualità e sui prezzi a volte troppo bassi di alcuni prodotti basterebbe informarsi presso i produttori sulle certificazioni.
Guido P. Rubino

In questa immagine una fase di test nei laboratori Esperia. In questo caso la prova sulla forcella consiste nel far cadere un peso di 22,5 chilogrammi da poco più di due metri di altezza. E la forcella non deve subire danni.
L'immagine di apertura riguarda una prova a fatica. Il telaio, fissato tramite forcella e forcellini, viene sollecitato sul movimento centrale con una forza pari a +600 -600 Newton per 100.000 cicli.

Ancma: alcuni degli associati.






