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Doping nella bicicletta, allarme oppure no?

22 mar 2011

Ci risiamo. Si parla un’altra volta di doping tecnologico, torniamo sull’argomento.
Il ciclismo è fatto di ciclisti e biciclette e quindi di soluzioni che permettono prestazioni sempre migliori e nella storia non mancano innovazioni tecnologiche associate a diversi campioni.

Dai telai su misura di Fausto Coppi, verificati da lui stesso sulle dime appositamente realizzate ai foderi posteriori dei telai di Maspes, fino alle biciclette da cronometro di Moser e degli altri che si sono succeduti nello stabilire Record dell’Ora sempre più avveniristici. Così tanto da diventare futuristici e da essere poi oggetto di una marcia indietro da parte degli organismi internazionali.
Ma fin qui si è parlato di migliorie tecniche più o meno accettate in seguito (ricordate l’affaire Spinaci?), mentre il doping tecnologico è altra cosa. Si tratta di qualcosa teso a migliorare le prestazioni ingannando. Una cosa, per intenderci, è studiare una bicicletta più leggera e filante, altra nasconderci dentro un motorino così come si era detto lo scorso anno.

Oggi quella questione sembra praticamente archiviata, fermo restando che non ci sono, allo stato attuale, controlli approfonditi sulle biciclette. Se ne verificano le misure rispetto a parametri UCI che forse sono davvero un po’ stretti, ma nessun giudice ha strumenti per verificare se all’interno del telaio ci possa essere o meno qualcosa di nascosto. Vedremo se le cose cambieranno in seguito.
Curioso, invece, come in questi giorni si sia parlato ancora di Cancellara e di nuovo di “doping tecnologico”. Ma diciamo subito che le cose non sono sul piano del clamoroso così come piace molto dire evidentemente.

Sì, perché in questo caso non c’è niente di nascosto e truffaldino. Del corridore svizzero si è ipotizzato l’utilizzo di uno speciale movimento centrale in grado di dare un vantaggio tangibile in secondi a chilometro. Niente di vietato dunque, ma “solo” un miglioramento meccanico peraltro ancora da dimostrare effettivamente. Curioso come su internet sia partito il tam tam quasi ad accusare Cancellara di qualcosa di disonesto per l’impiego di materiali migliori. Cosa che in realtà fanno tutti, e ci mancherebbe pure. 

Ma può una riduzione dell’attrito portare ad un guadagno tanto tangibile? Il “segreto di Cancellara” sarebbero dei cuscinetti chiamati “Gold-Race” (vedi foto di apertura) e prodotti dal Team Cecchini di Giovanni Cecchini, un signore veronese col pallino della meccanica.

Da quanto si legge sul sito il vantaggio dell’impiego di cuscinetti di questo tipo è quantificabile addirittura in 2,5 secondi a chilometro per chi monta il kit completo (che non comprende solo i cuscinetti del movimento centrale, ma anche quelli delle ruote, le rotelline del cambio e la catena).

Tuttavia, anche se un miglioramento è pur sempre possibile, appare un po’ ottimistico parlare di 2,5 secondi a chilometro: una misura mostruosa che difficilmente potrebbe essere attribuita solo alla riduzione degli attriti, anche immaginandoli ipoteticamente azzerati. Tanto più che ad elevate velocità il fattore aerodinamico diventa molto più preponderante rispetto ad altri contrasti che il ciclista si trova ad affrontare. Un valore più importante potrebbe averlo l’attrito in caso di velocità ridotte.

Anche la prova di rotazione mostrata in certi video è comunque da prendere con le dovute cautele. In condizioni di assenza di carico, infatti, il comportamento di un sistema può essere ben diverso rispetto al lavoro sotto carico. Basti vedere come il grasso possa contrastare la rotazione di un movimento centrale lasciato libero di girare rispetto ad uno stesso meccanismo lubrificato solo da olio finissimo.

«La differenza è, ad esempio, nello spessore del film di lubrificante che si viene a creare in un cuscinetto che lavora sotto carico rispetto ad uno scarico - spiega Alfredo Sala, ingegnere in forza ad FSA - un vantaggio, ovviamente, può esserci in componenti opportunamente trattati ma è difficile stabilire un guadagno così importante».

La stessa Campagnolo nei test effettuati con i cuscinetti CULT, ultima frontiera della casa vicentina in termini di scorrevolezza, ha avuto risultati molto confortanti ma non di secondi a chilometro, precisano dalla ditta stessa. Un test effettuato da Campagnolo sui cuscinetti delle ruote con tecnologia CULT ha dimostrato un guadagno fino a 9 volte in scorrevolezza rispetto ad un cuscinetto normale. Ad esempio lanciando una ruota a 500 giri al minuto si è arrivati ad una rotazione durata circa 45 minuti rispetto ai 5 minuti di una ruota classica.

Parlando di sistemi ceramici, ultima evoluzione in ambito di cuscinetti e sfere, va sottolineato come aziende che già ne hanno valutato i vantaggi in termini di riduzione degli attriti e anche durata nel tempo (fattore questo da non dare per scontato), non hanno qundi fatto proclami di guadagni eccezionali nelle prestazioni assolute del ciclista pur spingendo sulla maggiore scorrevolezza ed affidabilità. Insomma, ancora una volta possiamo dire che Cancellara va forte di suo (e non lo si è scoperto certo all’improvviso). Se poi ci sono miglioramenti da fare sulle biciclette, nell’ambito della normale sfida sportiva, ben vengano. Noi siamo qui a raccontarli.