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Biciclette da corsa ammortizzate. Uno sguardo al passato, partendo dai bersaglieri

04 apr 2015

Si torna a parlare di biciclette per le Classiche del Nord, quelle con le pietre dure, appuntite e distanti tra loro abbastanza perché un ciclista possa trovarsi in difficoltà. In Belgio, si sa, sono abituati e si lamentano poco. Anche le signore fanno equilibrismi sul fondo scivoloso da chiedersi se non abbiano un passato da ciclocrossiste. I professionisti riescono ad affrontare quelle pietre a velocità folli e facendo una selezione senza via di scampo: dentro o fuori, chi resiste può chiamarsi campione, per gli altri c’è da inseguire e soffire.

Negli anni la tecnologia ha cercato di aiutare i corridori con soluzioni artigianali o tecnologiche. Si è andati dal semplice sovrapporre più nastri manubrio, magari con della gommapiuma (o speciali ammortizzatori inseriti sotto) allo sviluppo di materiali ad hoc per il telaio o l’innesto di veri e propri ammortizzatori.

Nella nostra carrellata partiamo proprio dall’ultima arrivata, la bicicletta che Pinarello ha approntato per i corridori del Team Sky e dotata di un ammortizzatore ad elastomero (sì, proprio come le prime forcelle ammortizzate per mountain bike) tra pendenti posteriori e nodo di sella. Nella parte inferiore si sfrutta, invece, l’elasticità del composito con delle parti in carbonio più sottili. Ne abbiamo parlato qui, per chi volesse approfondire.

Altri, come Bianchi, sfruttano le caratteristiche della fibra di carbonio stessa in accoppiata con un materiale viscoelastico inserito nel composito. È quello che la casa lombarda ha chiamato Countrevail presentato già nel 2013 (qui il nostro articolo) e successivamente ha allargato anche ad altri modelli. Ma l’esaltazione di questa soluzione è proprio nelle “classiche delle pietre”.

Anche i corridori della Specialized hanno potuto apprezzare le soluzioni proposte dalla casa americana che ha provveduto, nel modello Roubaix (qui il nostro test) ad applicare degli inserti elastomerici nelle parti in carbonio maggiormente sollecitate e con lo scopo di “spegnere” le vibrazioni pur lasciando tutta la rigidità necessaria al tubo interessato. La stessa Cannondale con il modello Synapse, che ha visto varie evoluzioni ha elaborato un sistema per sfruttare l’ammortizzazione della fibra di carbonio (ne avevamo scritto anche qui).

E nel passato?

Rovistando nel nostro archivio abbiamo trovato alcune soluzioni di fine anni Novanta in cui l’inserimento di un ammortizzatore si riferiva alla forcella. È il caso della testa ammortizzata della forcella della Cannondale e di Moser. Nelle foto che vedete qui di seguito potete capire di cosa si tratta. Mentre la casa americana aveva optato per un vero e proprio ammortizzatore tra forcella e tubo di sterzo, i tecnici dell’allora fabbrica di Francesco Moser avevano inserito un sistema con molla metallica nei foderi della forcella. Non furono i soli a pensare situazioni del genere ma fa pensare come nelle biciclette da corsa moderne in uso ai corridori la soluzione della forcella ammortizzata sia praticamente sparita. Il motivo va probabilmente ricercato nel diverso comportamento della bicicletta con una forcella dotata di ammortizzatore, seppure minimo. In curva la bici perde di prontezza nella risposta e si sa come i corridori siano molto esigenti in questo senso. Anche da richiedere angoli di sterzo estremi (quanto i costruttori lo permettono).

Certo è che il primo telaio ammortizzato e con concetti decisamente moderni fu proprio quello che la Bianchi diede ai bersaglieri nei primi del Novecento. La ditta milanese ebbe il contratto per molti anni con l’esercito (sostituita solo un anno dalla Legnano) e realizzò un telaio che sfruttava proprio l’elasticità dei materiali. Il problema, per i poveri bersaglieri di allora, era che il materiale di riferimento era solo l’acciaio, per cui la bicicletta completa andava a pesare più di venti chili ai quali si doveva aggiungere tutta l’attrezzatura di battaglia, dal fucile al bagaglio.

Oggi, insomma, si pedala decisamente più facile. Anche in città. Ma per quello vi rimandiamo al nostro partner Viagginbici.com.