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Nella guerra delle fiere Expobici tende la mano a Eica

31 gen 2012

 

L’anomalia è importante e certo non passa inosservata. Due fiere a così breve distanza non si erano mai viste. Stesso settore, stesse finalità, identici operatori. A chi servono?

È la guerra delle fiere che è andata avanti, sopita, negli anni scorsi quando la fiera di Milano, anzi, quando l’Ancma (l’associazione dei costruttori, dipendente diretta da confindustria e quindi di un certo peso, anche politico, che ha sempre organizzato la fiera a Milano) ha praticamente tenuto i remi in barca, lasciando ad un evento ben organizzato, come l’Expobici di Padova, la possibilità di guadagnarsi un mercato importante, lavorando con meticolosità e dimostrando come una fiera, in Italia, sia più che possibile. Anzi necessaria. Pur con la presenza ingombrante dell’evento Eurobike in Germania.

Una fiera serve in Italia, ma non due. L’Ancma aveva praticamente gettato la spugna, c’è comunque il settore moto da seguire con un peso ben differente, ma certo non ha abbandonato le idee di una fiera del ciclo, anche per rispondere ad una precisa richiesta dei suoi associati che non sono pochi e sono pure di un certo peso nel settore.

Dopo qualche anno interlocutorio, allora, è ripartita con una proposta che ha del sensazionale, ma certamente anche discutibile: la fiera a Verona una settimana prima dell’evento padovano.

Due eventi non servono a nessuno. Se ne rendono conto gli enti fiera prima ancora degli operatori del settore. Stando così le cose è una torta che andrà inevitabilmente a dividersi. Anche con promesse di agevolazioni di qualsiasi tipo una fiera, per un’azienda, è un costo. Costa il personale da mandare sul posto, costa allestire uno stand, cosa avere l’azienda deserta perché i dipendenti sono fuori.

Pierfrancesco Caliari, direttore di Eica (l’evento dell’Ancma) se n’è reso conto stando a quanto ha dichiarato ai giornali che gli chiedevano spiegazione, Paolo Coin, direttore di Expobici, è partito in quarta attaccando a testa bassa. Più che comprensibile viene da pensare. Expobici si sta perfezionando ogni anno, con operatori e aziende più che soddisfatte dell’evento. Ma certo che non possono rimanere indifferenti rispetto alla nuova situazione.

E allora è proprio Paolo Coin che rilancia: due fiere non servono, è appurato, e allora perché non farne una magari unendo le forze?

Ancma ed Expobici insieme, in effetti, e al di là delle rivalità di questi anni, potrebbero essere una struttura che fa paura anche ai grandi di Eurobike. Potrebbe essere la risposta del settore del ciclo italiano che ha un peso riconosciuto in tutto il mondo. E allora perché no?

Certo, ci saranno da arrotondare alcuni spigoli. Ognuno dovrà accettare un compromesso. Ma alla fine, la torta, pur divisa, potrebbe essere ben più pesante della razione iniziale.

Ecco la lettera aperta che il direttore di Expobici ha inviato alle aziende. Spazio di lavoro ce n’è a nostro avviso. Ora c’è da rimboccarsi le maniche e lavorare bene. Come in Italia sappiamo fare.

Che la nostra ripresa rispetto alla Germania possa (più in generale) partire proprio dalle biciclette?

Ecco la lettera di Paolo Coin:

Spettabili Aziende,

cito il Corriere del Veneto del 27 gennaio, nel quale oltre al nostro punto di vista viene riportato un commento di Pier Francesco Caliari, Direttore Generale di ANCMA che spiega così la decisione di avviare una nuova manifestazione a Verona: “Hanno pensato al Veneto e a Verona (non proprio il centro della produzione veneta ndr) per il grande radicamento della bici nel territorio e a settembre perché è l’unico momento disponibile nell’agenda di Veronafiere (se era novembre andava bene lo stesso? Ndr). Se fossi nei panni di Coin anch’io sarei furioso - aggiunge Caliari – mi dispiace ma siamo un’associazione di produttori che in quanto tale deve obbedire ai dettami e alle volontà dei propri associati.”
Illuminante … chi vuole due fiere sono le Aziende!
O meglio sono gli Associati ANCMA. Nell’articolo si parla di 170 aziende, sarebbe un plebiscito.
Ma 170 tra moto e bici, quindi a ben contare sono 47 (fonte sito ANCMA).

Chiariamo un principio fondamentale, noi non abbiamo nulla contro le Aziende che credono nelle aggregazioni e tanto meno contro le Associazioni che anzi, se lavorano bene, servono. Quello che magari ci lascia perplessi (e non “furiosi”) è che dopo anni di risultati modesti nel settore fiere del ciclo la soluzione di ANCMA sia duplicare gli eventi, partire in netta e decisa rotta di collisione con ExpoBici, che, mentre l’Associazione produceva promesse e modesti risultati, ha recuperato il senso di una Fiera del Ciclo in Italia. Una Fiera onesta, equilibrata, efficiente e pragmatica come devono essere le Fiere di un settore che noi amiamo ma che non è ricco.

La lista di ANCMA esprime i dettami dei produttori, i pochi stoici che con grande coerenza li hanno seguiti a Milano nel luglio scorso e quelli che magari le fiere non le hanno fatte e che oggi pensano di poter condizionare le scelte di tutti.

A essere onesti nella lista di Verona c’è, poco convinto, anche qualche reduce di Padova a cui ExpoBici è andata bene ma che crede nell’unità del settore. Unità difficile da costruire finché il modo di agire di ANCMA sarà più orientato a dividere che a unire. Fieristicamente parlando.

E’ suggestivo lo slogan usato da Nigrelli che vuole mettere in bici 60 milioni di italiani e in questo ANCMA ha persino due grandi alleati nel prezzo della benzina e nell’inquinamento. Se ANCMA si dedicherà più attivamente a questo tipo di missione, così come a quelle dell’antidumping, delle ciclabili e della sicurezza, forse farà meglio il bene del settore, sarà più rappresentativa e strategica e avrà quindi più Associati.

Ma ANCMA obbietta, giustamente, che per offrire servizi servono soldi e su questo possiamo tutti convenire.
E per fare soldi bisogna fare una Fiera? … è una soluzione possibile. Ma con una serie di distinguo.

E quello fondamentale è che deve essere una Fiera che funziona. Non è che ANCMA non sappia fare le Fiere, EICMA a Milano è un grande evento, ricco e importante, ma è un evento sulla moto e stiamo parlando di due mondi completamente diversi.

Nelle Fiere sulla Bici, senza falsa modestia, noi pensiamo di essere bravi e lo pensano quelli che sono con noi e anche parecchi di quelli della lista di EICA.

Cosa possiamo fare a questo punto?
Non scambiatela per debolezza, abbiamo vinto 4 round e vinceremo anche il prossimo, ma in momenti come questo è immorale sprecare i soldi delle Aziende, anche di quelle che non credono in noi. E quindi sentiamo il dovere di provarci.

La proposta di ExpoBici è questa:

Premesso che due “saloni” sono una vera sciocchezza è indispensabile arrivare ad una unica soluzione e la scelta potreste anche farla voi sulla base dei risultati e prendendo il certo per l’incerto … perché Padova e non Verona?

1. Perché Padova tra le Aziende ha consensi che vanno ben al di là degli Associati ANCMA con 151 aziende confermate a oggi.

2. Perché è una Fiera che esiste e che piace non solo a molte aziende ma anche al pubblico e agli operatori (che arrivano anche dall’Estero). Promettere una nuova Mecca non è nemmeno serio e non sarebbe capito dai più.

3. Perché se l’obiettivo di ANCMA è ottenere da un’attività fieristica dei soldi per supportare i servizi al settore, ExpoBici è sicuramente in grado di garantirli.
Molti più di quanti ne otterrebbe dal farci la guerra. ANCMA è quella che ha più da perdere perché dovrà pagare il Quartiere di Verona (che non costa poco … e il Comune di Verona che fa Babbo Natale è improbabile visti i tempi).

4. Perché ANCMA e PadovaFiere insieme potrebbero fare cose importanti per il settore. Partendo dal presupposto che la Fiera leader in Europa è, e sarà purtroppo, in Germania, il quartiere di Padova e la sua organizzazione, i suoi costi decisamente competitivi sono l’opportunità per avere un buon prodotto (lo abbiamo già dimostrato) e ottimizzare le risorse offrendo un sostegno economico alle attività dell’Associazione senza vessare le aziende.

La settimana scorsa è stato firmato un contratto con Fiera di Verona? Ricordo che ce n’era uno “di ferro” anche con la Fiera di Milano.
Se vogliamo lavorare per il bene del settore mettiamoci assieme a Padova in una Fiera che funziona.
Se l’obiettivo è quello di continuare a farci la guerra, noi giochiamo in casa, abbiamo una tradizione favorevole e un consenso decisamente più ampio di quello dell’Associazione.

Qualcuno obietterà che potevamo accorgerci prima che collaborare era importante. La nostra disponibilità l’abbiamo espressa anche in passato perché era un sistema per crescere e per normalizzare il mercato come ci chiedevano i nostri espositori. Ma siamo stati ignorati. Oggi lo facciamo davanti a tutti, per non lasciare dubbi.


Paolo Coin
Direttore Generale
PadovaFiere